/ Gennaio 10, 2022

Sanità pordenonese e fusione CRO-Ospedale. Da Giau e Favret (PD)*: si parta dalle necessità di cittadini e territorio, non solo dalle difficoltà delle strutture ospedaliere

La prospettiva di matrimonio tra CRO e Ospedale che viene offerta al dibattitto pubblico in questi giorni, è una suggestione intrigante e merita riflessioni serie, ma pare minata da un elemento essenziale: può uno sposo rivolgersi direttamente al sacerdote e porsi all’altare in attesa di una sposa con cui non ha nemmeno ancora concordato di iniziare il fidanzamento?
La proposta dei primari dei S. Maria degli Angeli, nonostante recuperi ipotesi già circolate negli anni (e viene da chiedersi innanzi tutto cosa abbia impedito il loro realizzarsi in momenti di maggior forza di entrambi i contraenti), sembra infatti essere pervenuta al CRO nel momento stesso in cui è stata resa pubblica, peraltro solo nei suoi contorni generali. Il che non rappresenta un buon viatico per la percorribilità della stessa.

È apprezzabile che nelle precarie condizioni della sanità del Friuli Occidentale, non ci si limiti alla critica e alla polemica, pur fondate possano essere le stesse, ma si faccia uno sforzo propositivo per superare le difficoltà, oltre le contingenze. Perché se è vero che quando le squadre non vincono, l’allenatore va cambiato, Pordenone purtroppo insegna che il cambio di allenatore può anche non bastare e che è necessario disegnare uno schema di gioco diverso.

Fuori da ogni metafora, nel caso di ASFO, devono però essere i bisogni di salute della popolazione e del territorio a guidare una fase di rigenerazione dei servizi offerti, non le esigenze dei professionisti, ancorché legittime e legate alla qualità dei servizi stessi, come dati e parole competenti del dott. Dall’Amico e di altri tecnici e medici hanno ben illustrato nei gironi passati. Deve essere un’alleanza tra sanità, politica e società civile, estesa, solida, paritaria e spogliata di qualsiasi interesse di parte, a farsi carico di un cambio di rotta deciso che ci consenta non solo di attraversare la tempesta perfetta causata da pandemia, stratificazione di riforme incompiute, degrado delle relazioni interne e esterne, ma anche di approdare ad un modello “sartoriale” di assistenza e cura per i cittadini della Destra Tagliamento. A questo modello che assuma le caratteristiche peculiari della nostra realtà (l’assenza dell’Università, la concorrenza del vicino Veneto, la specifica epidemiologia, le pregresse esperienze innovative e di valore e, non ultima tra le altre, anche la presenza del CRO) e le ponga senza campanilismi e conservatorismi, a fondamento di una strategia espansiva, potranno essere agganciate rivendicazioni di merito e non di semplice contabilità.

Divari reali, scelte di pianificazione strategica e operativa discutibili e l’esasperazione del momento complicato, hanno reso inevitabile e necessario l’insorgere di una protesta ormai diffusa che non può né presentarsi o essere relegata a semplice polemica politica interessata, né ridursi a una mera caccia alle streghe. Deve piuttosto essere ben compresa e diventare occasione di riapertura di dialogo, confronto, proposta che, possibilmente, non parta ancora una volta, e solo, dal parlare di organizzazione delle strutture ospedaliere.

*Consigliera regionale PD e Presidente assemblea PD – Federazione provinciale

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